
RACCONTI
La terra dei colori e della vitaGuardo fuori dal finestrino, durante l'ennesimo viaggio, tra pullman e treno, che mi porterà a Padova. Le città scorrono davanti ai miei occhi, grigie, frenetiche, menefreghiste di tutto e di tutti, nel loro complesso così assurde. Cammino veloce per raggiungere l'università, sempre più sconvolta da quello che mi circonda: il rumore assordante delle auto e dei bus che fremono per raggiungere la loro destinazione, l'aria irrespirabile, il cielo...grigio. Molte domande mi sorgono spontanee. Come siamo arrivati a questo? Dove sono finiti i colori? Dov'è la tranquillità, la calma, la pace, la serenità? Insomma, dov'è andata a finire la vita? Chi, ancora, sa vivere pienamente la vita?
Sono stata in Kenya soltanto per una settimana. Sette giorni, un tempo brevissimo: non fai in tempo a renderti conto di essere stata veramente lì. Ma in questo brevissimo periodo il Kenya riesce ad entrarti nel cuore e a non uscirne più.
La prima cosa che si nota del Kenya sono i colori: è impressionante come i colori diano tutta quella vivacità. L'immensità del cielo, azzurro come non mai. La vastità dell'oceano, dalle più svariate tonalità. Le sconfinate distese della savana, i cui colori passano dal verde delle piante a tutti i colori dei maestosi animali, fino a quell'incredibile rosso della terra. Ma i colori del Kenya sono indescrivibili: no si può soltanto dire azzurro, blu, rosso...finché non li vedi non si sa di cosa si sta parlando. E quando torni dal Kenya quei colori restano lì, impressi nella mente, pronti a confrontarsi con il grigio della tua città.
Un altro elemento del Kenya che si imprime nella mente è la sua gente. La prima cosa che si nota è il loro modo di affrontare la vita: pole pole, piano piano, non c'è fretta, se non si fa oggi si fa domani. E noi, gente del ricco e frenetico Occidente rimaniamo sbalorditi di fronte a tanta lentezza. Ma è questa lentezza che dona loro la calma, la tranquillità, la pace. Questa lentezza assieme al noto Hakuna Matata, che ci porta diritti all'altra caratteristica fondamentale dei kenioti: il loro modo di risolvere i problemi. Ma cosa dico...problemi? No, non ci sono problemi! E qui mi verrebbe da inserire la canzone de "Il Re Leone"... E poi che dire riguardo alla loro cordialità? In Kenya la gente si saluta ancora, si ferma per strada a parlare, tutti si conoscono. E se non si conoscono...perché non farlo? Sono così aperti, si lasciano conoscere e lasciano conoscere la propria cultura. Qui la gente è sempre pronta ad accoglierti con un gran sorriso sulle labbra, anche se hanno avuto una giornata "pesante", una giornata no, anche se quel giorno è capitata loro una grande disgrazia: ma loro sono lì, sorridenti, perché la vita va avanti, deve andare avanti e allora perché non affrontarla con il sorriso sulle labbra?
E i bambini kenioti? Come dimenticare quei bellissimi scriccioli che ti corrono attorno, che con la manina ti salutano e, sempre sorridendo, ti inviano un coro di jambo? Come dimenticare i loro visini seri che si illuminano non appena li saluti, o dai loro una caramella, un pezzo di pane, una matita, una penna, un quaderno...altro che i bambini musoni del nostro caro paese! Loro non si illuminano neanche se gli regali l'ultimo super-modello di play-station, figurati se gli regali una penna...
Ma quello che più ti colpisce è la loro capacità di condivisione di questa gente: tutti, a partire dai bambini, condividono quello che hanno con chi non ce l'ha. E Alberto Manzi nel suo libro "Orzowei" definisce questo concetto ancora meglio. Un vecchio saggio, all'epoca del colonialismo, parla ad un ragazzo della sua tribù dell'uomo bianco e del perché i bianchi vogliono conquistare la sua terra:
"Dovremmo imparare dall'uomo bianco. Ma non vogliamo,perché non vogliamo perdere il cuore. Noi siamo più felici di loro. [...] E nessuno di noi lascerebbe morire il fratello di fame, quando avesse una sola radice da poter dividere con lui. Nessuno lo scaccerebbe. Se c'è un posto, uno solo, libero, il fratello chiama il fratello. L'uomo bianco non fa più così. Egli ha perso la sua anima. Al suo posto ha messo pietre che luccicano e fucili che uccidono."
Ma una volta tornati a casa, una volta lasciato tutto questo, il tuo cuore protesta, si ribella: come si fa a continuare a vivere, se si può chiamare tale, nel nostro caro Occidente? Come si fa a vivere in un posto dove manca tutto quello che ho descritto? Ma soprattutto come si fa a rimanere indifferenti a guardare il materialismo e il consumismo che caratterizza la nostra realtà senza pensare a chi hai incontrato in Kenya, che non ha nulla, che lavora e lotta per poter mangiare o per mandare i figli a scuola?
E allora non ti resta che sperare. Sperare di tornare presto in Kenya: là dove sarebbe possibile un'esistenza più vera, più profonda, più degna di essere vissuta. E nel frattempo, per sopportare l'attesa, immergersi nei ricordi, riguardare le foto, sognare ad occhi aperti, parlare con chi, come te, nutre un amore viscerale per quella terra. In questo modo ci si accorge sempre più come la realtà in cui viviamo sia grigia, priva di colore, di gioia, di...vita.
Abbandonarsi ai ricordi: chiudere gli occhi e rivedere quei colori stupendi, rivedere quelle magnifiche persone, risentire i mille odori diversi che caratterizzano questa terra, risentire il calore del sole d'Africa sulla tua pelle. E niente descrive meglio questa terra che una poesia di Simona Giudici.
L'AFRICA
L'immenso di un cielo
immensamente blu,
l'immenso di un mare
profondamente verde,
l'immenso di una terra
incredibilmente rossa.
L'immenso profumo
di aromi sconosciuti,
l'immenso calore di un popolo grande
che tende le braccia sincere
di chi ama davvero.
I canti e le musiche
di un tempo remoto
i ritmi vivaci dei balli locali.
Leggende e leggende
che crescono i figli
di madri bellissime
avvolte in parei maestosi
disperse in immense distese di spezie.
L'immenso amore di una terra lontana,
profondamente lontana da ogni altra terra,
l'immensa passione per quella vita,
una vita diversa da ogni altra vita.
L'immensità di quella terra immensa,
che anche dentro di me
io chiamo Africa...
Kenya... sempre più innamorati
Siamo ritornati in Kenya....5 volta !
Arrivo a Mombasa ( sabato 26 ottobre ) e solita trafila per pagare il visto e sdoganare le valigie.
Faccio di tutto per non farle aprire....ho molte cose per i bimbi !
Fuori ci attende il nostro caro amico Sergio (reponsabile escursioni del Villaggio Blue Bay ) Dopo due ore di pulmino (la strada è migliorata dallo scorso ottobre) arriviamo al villaggio. Ci assegnano la solita nostra camera e senza neppure disfare le valigie andiamo a vedere la spiaggia Purtroppo ci sono molte alghe ma non ci scoraggiamo faremo comunque i bagni I primi due giorni li dedichiamo al relax completo.
La domenica sera, nel teatro del villaggio, assistiamo alla Santa Messa officiata da un prete (parla abbastanza bene italiano) bimbi che ballano e canti gospel.
Il villaggio, ormai lo conosciamo da anni, molto bello e ben organizzato sotto ogni punto di vista. Cibo, servizio, pulizia nelle camere tutto al meglio. I ragazzi dell'equioe animazione sono tutti simpatici, molto disponibili ( assolutamente non invadenti) proponevano giochi in spiaggia, passeggiate e la sera sempre uno spettacolo. Pomeriggio ore 17.30 al suono della musica "La Mia Africa" il thè con biscotti e un cuoco che cucinava deliziose crepes. Sergio, come solito, ci organizza il safari al Masai Mara Questa volta andremo al Governor's Camp e vedremo un'altra zona del parco. Solita partenza da Malindi con l'aereo e atterraggio direttamente in savana dove ci attende la jeep Arrivo al Governor's Camp dove ci assegnano la più bella tenda "suite" proprio su un'ansa del fiume Mara Siamo sulla jeep con un'altra coppia (francesi) e l'autista.
Al Masai Mara è possibile fare il fuori pista, seguire gli animali, avvicinandosi moltissimo a loro. Dopo il pranzo, a buffet, un riposino e poi partenza per il primo game drive dove incontriamo i primi animali : Gnu, zebre, gazzelle, elefanti, ecc....
Rientro dopo il favoloso tramonto, aperitivo in riva al fiume, cena a lume di candela sotto una favolosa tenda Serviti al tavolo) poi quattro chiacchiere intorno ad un falò.
Andiamo a nanna abbastanza presto poichè l'indomani c'è la sveglia presto (ore 5.30) Eccoci nuovamente sulla jeep e inizia il vero safari con colazione nella savana Vediamo un bellissimo esemplare di leone e vicini a lui , sdraiate e sonnecchianti, ben tre leonesse (il nostro autista ci spiega: sono le sue compagne !) Il nostro autista ha veramente un occhio professionale....ci porta sotto un albero dove vediamo tra i rami un leopardo che stà mangiando una gazzella. Avvistiamo in lontananza, un leone accompagnato dalla leonessa, ci avviciniamo e quando siamo a pochi metri da loro assistiamo all'accoppiamento.
Continua il nostro safari e di nuovo incontriamo giraffe, gnu, zebre, gazzelle di Thompson, una famiglia di facoceri, avvoltoi che stanno mangiando uno gnu, la iena che allatta il suo piccolo. Poi ci avviciniamo al fiume e qui possiamo vedere alcuni coccodrilli, uno esce dall,acqua per dirigersi verso la riva, e molti ippopotami addossati l'uno all'altro.
Questa volta non abbiamo visto i rinoceronti, l'autista ci ha spiegato il motivo, perché rimangono in un'altra zona del parco (quella visitata lo scorso anno ).
Andiamo a visitare un villaggio dove vivono i Masai (case di fango e sterco) con le loro mogli, figli e animali (questa direi è stata un po' una bufala !) Rientriamo al campo per il pranzo, ottimo buffet, poi sempre in jeep ci accompagnano "alla pista di atterraggio" dove ci imbarchiamo sul piccolo aereo che ci riporterà a Malindi e da qui in pulmino al villaggio. Lunedì 5 novembre altra giornata stupenda "Il Safari Blu" organizzata dal villaggio e dalla signora Ines (una signora italiana che vive a Malindi da molti anni). Partenza con la sua barca, fermata per fare snorkeling, poi aperitivo ) sullelingue di sabbia ) con vino bianco di papaia, cocco e anacardi. Rientro, a casa sua, per il pranzo a base di antipasto di cernia in agro con verdurine, spaghetti con sugo di polipo, aragosta cernia o fustella (alla griglia) frutta, vino bianco italiano, dolcetti (tipo cantuccini) fatti con il cocco e caffè italiano.
Per finire spettacolino di balli della tribù dei Samburu e relativo mercatino.
Marted' 6 novembre passiamo una mattinata in giro per Watamu con i nostri amici beach boys Rashid e Dasha i quali ci portano a vedere le loro case e i loro stupendi bimbi. Nel pomeriggio, sempre scortati da loro, andiamo sulla bellissima spiaggia dell'isola dell'amore e ci fermiamo al Bar del Sun Palm per gustarci un favoloso succo di passion fruit.
Martedì 6 novembre Rashid ci organizza ina giornata per andare alle mangrovie (Mida Creek). Partenza dalla spiaggia del nostro villaggio, dopo un'ora ci fermiamo per fare snorkeling, poi sulle lingue di sabbia dove incontriamo i fenicotteri ed infine su in'isoletta per il pranzo (riso con polipo, aragostelle e frutta) Un'altra mattinata, sempre accompagnati da Rashid, la passiamo andando a vedere la famosa spiaggia Che Chale (spiaggia dorata) semra veramente ci siano miriadi di pagliuzze d'oro. Si arriva sino ad un certo punto con il pulmino, qui vediamo bimbi e donne che prelevano acqua da un pozzo (colore dell'acqua marrone) riempiono dei contenitori di plastica ( questo lo fanno due volte al giorno) che poi useranno per bere e cucinare.
Da qui in poi si deve proseguire in jeep per una strada sterrata per arrivare alla famosa spiaggia. Sempre Dasha e Rashid (prima passiamo ad acquistare generi alimentari ) ci portano all'orfanotrofio di Timboni dove ci sono 61 bimbi abbandonati. Alcuni ci corrono incontro intonando la canzoncina Jambo e ci troviamo con qualche bimbo aggrappato alle nostre gambe. C'è un ragazzo che fà volontariato, steward della compagnia aerea Meridiana, che ci accoglie e ci spiega e mostra tutta l'attività di questo orfanotrofio. Ci spiega che molti turisti arrivano con penne, quaderni, matite (pensate ne hanno un armadio strapieno ! ) ci spiega che hanno bisogno molte altre cose tra cui medicinali, pannolini, generi alimentari.
Torniamo il giorno dopo, purtroppo non abbiamo medicinali, ma abbiamo acquistato latte in polvere, farina, detersivo per lavare, dentifricio, olio, pomodori, aglio, cipolle, patate , frutta ec.c Qui veramente ci si stringe il cuore....non possiamo fare a meno di pensare quanto noi siamo fortunati! Così passano i giorni.....nel tardo pomeriggio di venerdì 9 ottobre i saluti affettuosi dei nostri amici beach boys Dasha, Rashid con la moglie e il suo bellissimo bimbo Omar.
La sera stupenda cena africana in spiaggia preparata dai nostri camerieri del villaggio. Ecco anche questa volta i nostri 15 giorni sono volati !
Sabato 10 Novembre alzataccia (ore 3.45) per la partenza !
Arrivederci stupendo Kenya !
La tua gente, i tuoi colori, i tuoi odori ci mancheranno !
Mentre scrivo questo diario una lacrima scende sul mio viso...
Jambo Kenya
Il 21 settembre io e mio marito siamo partiti per il Kenya, destinazione Watamu. Non so perché, ma L'Africa non mi attirava molto, o meglio non era nelle priorità delle mete che avrei voluto visitare. Sono partita poco convinta e sono tornata entusiasta. Il Kenya che vi voglio raccontare non è solo Safari ed escursioni varie, Resort a 4 o 5 stelle o mare, vorrei piuttosto parlare della sua gente, di come vivono e di che cosa hanno bisogno. Il primo impatto con il Paese non è stato dei migliori, appena arrivati in aeroporto ci hanno fermato per il controllo delle valigie, fino a qui tutto bene se non fosse che non ci avrebbero mollato tanto facilmente senza avergli allungato qualche euro . E' una tattica che fanno i doganieri per arrotondare lo stipendio. Come inizio non c'è male, mi sono detta, ma questa è un'usanza che senz'altro gli abbiamo trasmesso noi europei. Arrivati all'hotel siamo andati sulla spiaggia per vedere il mare e un sostenuto gruppo di beach boys era lì pronto ad aspettarci. Da quel momento non saremmo più stati soli.
All'inizio sono talmente tanto insistenti da darti fastidio e francamente vorresti startene un po' per conto tuo ma non è possibile , loro ti si avvicinano per venderti oggetti o proporti escursioni e dopo un po' non li reggi più. Il giorno dopo l'arrivo sei un po' più rilassato, cominci a goderti il tuo viaggio e anche i beach boys ti sembrano diversi. La verità è che la mia curiosità nel conoscere questa gente era paragonabile alla loro insistenza nel vendere qualcosa. Così mi sono avvicinata a loro e ho cominciato a conversare. Da quel momento ho capito che persone eccezionali sono. Si comportano così coi turisti perché questa è la loro unica fonte di guadagno e nei mesi delle piogge, quando i resort sono chiusi e non ci sono turisti, loro si devono arrabattare come possono per poter tirare avanti. Noi abbiamo fatto tutte le nostre escursioni con un ragazzo di nome Thomas che ci ha accompagnato per tutto il tempo del nostro viaggio. E' un ragazzo eccezionale e lui, come tanti altri, ha alle spalle una storia e una situazione familiare piuttosto pesante. Thomas è solo a sostenere una famiglia di 5 persone (lui compreso) perché si è visto costretto a prendersi cura dei suoi tre nipotini rimasti orfani di madre (e senza padre) promettendo alla sorella di non metterli in orfanotrofio, noi in verità lo conoscevamo già dall'Italia perché un'amica ci aveva parlato di lui, così ci siamo dati un appuntamento e lui puntualmente è arrivato. E' una persona affidabile, gentile e responsabile e ve lo consiglio per il vostro viaggio in Kenya.
Ogni persona da noi incontrata lungo il nostro viaggio aveva una storia da raccontare, fatta di povertà e di fame e la voglia di aiutarli era tanta. Nel nostro piccolo abbiamo fatto quello che potevamo, siamo partiti dall'Italia con una valigia piena di vestiti, penne e altri oggetti per i bambini dei villaggi ma, malgrado tutto, si è consapevoli di non aver fatto abbastanza, è una piccola goccia in un'oceano . Insieme a degli amici abbiamo acquistato latte, riso, farina e altri alimenti e li abbiamo consegnati nei villaggi e non potrò mai dimenticare i sorrisi, gli sguardi di gratitudine di quelle persone, loro ci hanno ricompensato molto più di quanto avessimo fatto noi.
Non posso dimenticare tutti gli amici che ho lasciato là. Un ragazzo di nome "Lupo" mi ha chiesto un libro di grammatica italiana per poter migliorare la lingua per conversare coi turisti, avrebbe potuto chiedermi qualsiasi cosa ma non l'ha fatto, a lui serviva un libro per lavorare. Ho conosciuto Gigi un ragazzo che camminava a piedi nudi sulla barriera corallina, ha 20 anni e da quando è nato non ha mai avuto un paio di scarpe e tutti i giorni deve farsi 50 Km. da Watamu a Malindi ,dove abita, per poter lavorare sulla spiaggia.
Il Kenya è bellissimo per noi turisti che lo visitiamo stando nei resort lussuosi, dove per'altro loro non hanno accesso, ma è ancora meglio viverlo in mezzo a questa gente, ascoltando le loro storie, prendendo i loro mezzi come tuk - tuk o matatu e solo così si può apprezzare la vera essenza di quel paese.
Per questo vi consiglio di fare escursioni con i beach boys che sono organizzatissimi e vi daranno maggiori informazioni su ciò che andrete a visitare, fidatevi di loro e vi regaleranno delle bellissime emozioni.
Torneremo molto presto in Kenya, già stiamo progettando il nostro prossimo viaggio ma questa volta in modo diverso , ci organizzeremo solo con il volo e Thomas ci troverà una sistemazione meno lussuosa.Jambo Kenya e asante sana.
